
|
| Numero Verde per assistenza e aiuto:
800 300 558
leggeconsolo@libero.it
«Se ci uniamo nell'esercitare una pressione costante, le mutilazioni genitali femminili possono svanire nell'arco di una generazione» ha affermato il Vice Segretario Generale delle Nazioni Unite Asha-Rose Migiro. «Ma questo obiettivo richiede sia un incremento delle risorse che il rafforzamento delle coordinazione e cooperazione fra tutti noi.»
Una società nasce dall’unione di individui che stabiliscono leggi e norme per governare se stessi in relazione agli altri ed ottenere da questi rapporti vantaggi e benefici che non otterrebbero individualmente.
Le Leggi, per loro natura intrinseca, devono seguire il corso dell’evoluzione umana per salvaguardare il diritto di ogni individuo di esercitare i propri diritti all’interno del proprio gruppo sociale.
La legge 7/2006 rappresenta nel panorama normativo italiano ed internazionale un mezzo di difesa e prevenzione.
L’ordinamento giuridico italiano si è dotato di uno strumento non solo repressivo, ma necessario e utile per creare una nuova cutura di diritti, un nuovo modo di entrare nella comunità.
Affinché nel nostro Paese nessuno debba mai più pagare un prezzo per la propria esistenza.
Federica Mancinelli
(Tutti i testi - salvo altra indicazione - sono tratti da "LA LEGGE CONSOLO PER LA PREVENZIONE E IL DIVIETO DELLE PRATICHE DI MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE", Federica Mancinelli, Giugno 2006) |
|
|
|
|
5 febbraio 2010
DOMANI LA GIORNATA MONDIALE
Violenza su donne: Consolo (PdL), combattiamo piaga mutilazioni femminili Roma, 4 feb. - (Adnkronos) - ''Il 6 febbraio sara' celebrata in tutto il mondo la Giornata Internazionale per la lotta alle mutilazioni genitali femminili. Fin dal gennaio 2006, data di entrata in vigore della mia Legge, grandi passi in avanti sono stati fatti nel campo della prevenzione e del contrasto a questa terribile pratica. Il nostro e' purtroppo il Paese dove ancora e' colpito da questo crimine il numero piu' alto di bambine: secondo uno studio commissionato dal Ministero per le Pari Opportunita', circa 35.000 sono le bambine mutilate ogni anno. E 1.000 sono quelle annualmente a rischio, tutte minori di 17 anni". E' quanto dichiara Giuseppe Consolo (PdL), VicePresidente della Giunta per le Autorizzazioni di Montecitorio e padre della Legge Consolo per la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile.
"Il governo italiano - prosegue Consolo - ha gia' destinato 4 milioni di Euro al finanziamento di mezzi di contrasto e campagne di prevenzione. Ma molto ancora si puo' e si deve fare, sotto il profilo dell'educazione ed eventualmente della repressione. Rivolgo oggi un ringraziamento, in particolare, alle forze di Governo che continuano a battersi su questo importante fronte di integrazione e prevenzione e un plauso alle Forze dell'Ordine, impegnate ogni giorno sul campo per contrastare questo orribile delitto".
"La vera integrazione - conclude Consolo - passa inevitabilmente attraverso la vera Giustizia: in questo - mediante la sensibilizzazione, l'informazione e la denuncia, ognuno di noi puo' fare la differenza".
(Rre/Pn/Adnkronos)
| inviato da federicamancinelli il 5/2/2010 alle 7:44 | |
|
|
28 gennaio 2010
A BRESCIA
Mutilazioni, dramma per un'immigrata su treIL CASO. Anche Brescia deve fare i conti con la pratica diffusa in Africa per impedire alle donne di provare piacere
Non esistono dati ufficiali (un'indagine è in corso), ma le stime dicono che solo in città le donne straniere che potrebbero aver subito interventi ai genitali sono oltre 1.200
Anche Brescia deve fare i conti con la pratica diffusa in Africa per impedire alle donne di provare piacere
Brescia. Contro le mutilazioni genitali femminili a Brescia qualcosa si muove, anche se con difficoltà. La nostra città nel 2009 si è fortemente impegnata nella lotta contro la violenza sulle donne: associazioni, istituzioni, singole donne si sono attivate attorno alle iniziative culminate a fine novembre con l'arrivo in piazza della Loggia della Staffetta organizzata dall'Udi e dell'anfora. simbolo dell'iniziativa, ricevuta in diverse sedi istituzionali. Le mutilazioni genitali femminili, invece, pur rappresentando un'atroce forma di violenza contro le donne, sono state e restano un tema meno dibattuto, forse per la difficoltà anche solo a fare emergere il fenomeno, oltre che a trovare le parole adeguate. L'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità ,ha distinto le mutilazioni genitali femminili in quattro tipi differenti: 1) circoncisione o infibulazione: ovvero, asportazione della punta del clitoride, con fuoriuscita di sette gocce di sangue simboliche; 2) escissione: asportazione del clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra; 3) infibulazione o circoncisione faraonica o sudanese: ovvero, asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto soltanto un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale; 4) una serie di interventi di varia natura sui genitali femminili. IN SEGUITO a queste mutilazioni la donna perde la possibilità non di procreare, ma di provare piacere sessuale a causa della rimozione del clitoride. In genere i rapporti diventano dolorosi e difficoltosi, spesso insorgono cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali. Ulteriori danni si verificano durante il parto: il bambino deve attraversare una massa di tessuto cicatrizzato e poco elastico, proprio quando non è più ossigenato dalla placenta e il protrarsi della nascita toglie ossigeno al cervello, rischiando di causare danni neurologici. Nei Paesi in cui è praticata l'infibulazione inoltre, è frequente la rottura dell'utero durante il parto, con conseguente morte della madre e del bambino. «SI TRATTA di un'emergenza umana globale, condizione delittuosa senza attenuanti interpretative»: dice la ginecologa (e consigliere comunale) Donatella Albini, che ricorda la volontà maschile del controllo della sessualità femminile, legata alla gestione del matrimonio e della riproduzione. La comunità, retta da leggi patriarcali, esercita uno stretto controllo sulla sessualità femminile attraverso la pratica delle mutilazioni dei genitali e il matrimonio. Una donna «come si deve» non mostra di provare desiderio e lascia l'iniziativa dei rapporti sessuali all'uomo. La comunità considera le donne non escisse incapaci di gestire i propri impulsi sessuali e questa morale è interiorizzata dalle donne stesse. Il tradimento della moglie lede l'onore dell'uomo e della famiglia: la mutilazione dei genitali femminili serve a evitarlo. SIMONA GALBIATI, del centro di ricerche di Firenze dell'Unicef, che ha lavorato per anni in Egitto ai programmi per l'abbandono delle mutilazioni genitali, sottolinea «l'importanza di ricercare le motivazioni che stanno alla base del problema, indagando cioè il ruolo delle credenze, delle sanzioni sociali e morali, oltre alla forte pressione sociale cui è sottoposta una donna». Galbiati ricorda che non è affatto una questione religiosa, anche se spesso erroneamente la si ricollega all'Islam: l'infibulazione e l'escissione del clitoride non sono menzionate dal Corano, solo prescritta in alcuni hadith (detti) del profeta Maometto da ritenere perciò consentita entro certi limiti. Nel cristianesimo le mutilazioni sono considerate un peccato e sono quindi proibite. Ma essendo l'infibulazione legata a culture tribali precedenti la cristianizzazione, tale pratica si è conservata, soprattutto tra i copti (ortodossi e cattolici) e nel Corno d'Africa (Eritrea, Etiopia). SECONDO I DATI forniti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, sono tra 100 e 140 milioni le bambine, ragazze e donne nel mondo che hanno subito una forma di mutilazione genitale. L'Africa è di gran lunga il continente in cui il fenomeno è più diffuso: in alcuni Paesi la diffusione supera 80 per cento, quasi la totalità della popolazione femminile. In Egitto tra l'85 e il 95 per cento delle donne ha subito l'infibulazione. In Somalia la pratica è diffusa al 98 per cento. «In Italia sono circa 40 mila le donne che hanno subito l'infibulazione - ha dichiarato Liliana Ocmin, vicepresidente nazionale del comitato per le Pari Opportunità -. L'Italia è oggi la nazione europea che, per la particolare tipologia di flussi migratori, ha il più alto numero di donne infibulate». Il ministero per le Pari Opportunità ha commissionato una ricerca all'istituto Piepoli e i dati sono stati pubblicati nel luglio 2009. Lo scopo principale dell'indagine era di pervenire a una stima attendibile delle donne presenti in Italia che potrebbero aver subito una qualche forma di mutilazione genitale (in Italia o nel Paese di origine) cercando di quantificare anche il numero di bambine e/o ragazze interessate alla pratica. Si tratta di stime, in mancanza di sudi statistici precisi. E, facendo riferimento ai numeri degli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, lo studio ha assunto come target per la costruzione della stima le donne regolarmente presenti in Italia e provenienti dai 26 Paesi africani in cui le mutilazioni costituiscono una pratica culturale e tribale diffusa. E' stato quindi calcolato che in Italia su 110 mila donne africane residenti, provenienti dai Paesi «a tradizione escissoria», circa 35 mila hanno subito mutilazioni prima di venire in Italia o durante il soggiorno. Una ogni tre, dunque. PER LE BAMBINE e le giovani da 0 a 17 anni. usando lo stesso scarto medio registrato nei Paesi d'origine, la situazione è meno diffusa: in media, tra le figlie il fenomeno è presente il 30 per cento in meno rispetto alle madri. Considerando le circa 4.600 bambine e giovani di meno di 17 anni provenienti dai Paesi indicati come target di riferimento, le vittime potenziali di questa pratica sono dunque il 22 per cento, ovvero circa mille tra bambine e giovani africane residenti in Italia. DALLA RICERCA emerge la difficoltà di raccogliere dati veri e propri, non solo stime, limite al quale va aggiunta l'impreparazione degli stessi operatori sanitari, come riconosce la ginecologa Albini: «Uno dei problemi è che gli stessi ginecologi, non tutti per fortuna, non notano le mutilazioni quando fanno la visita, e pertanto non scrivono nulla sulla scheda della visita ginecologica». Pure Simona Bordonali, referente politico della Commissione Pari Opportunità del Comune di Brescia, ammette che «non c'è il polso della situazione, anche se è chiaro che si tratta di una violenza terribile». Tuttavia, qualcosa si fa: la Regione Lombardia ha attivato alcuni progetti grazie ai finanziamenti messi a disposizione dalla legge nazionale numero 7 del 9 gennaio 2006 contro le mutilazioni genitali femminili. In particolare, si è formato un gruppo di studio composto da diverse figure professionali, tra insegnanti, psicologi, psichiatri, mediatori culturali e operatori sanitari: queste persone hanno seguito un corso di formazione molto strutturato, con parti comuni e altre specialistiche per settore di intervento. Grazie a questo gruppo di lavoro la direzione sanità della Regione il 10 dicembre 2009 ha approvato un decreto che dà il via libera al «programma formativo regionale di sensibilizzazione, informazione, formazione degli operatori sanitari, sociosanitari, scolastici e di volontariato per prevenire e contrastare le pratiche di Mgf e sviluppare l'integrazione socio-culturale». L'IREF, Istituto di ricerche educative e formative, che ha avuto l'incarico di organizzare operativamente la formazione, ha in programma di iniziare a fine gennaio le prime tre edizioni del percorso a Lecco, Bergamo e Como e poi, a seconda dei risultati che si otterranno, di attivarne anche nelle altre province della regione. «Si tratta di un percorso articolato, di complessa organizzazione, perché occorre dapprima diffondere l'informazione, poi raccogliere le iscrizioni e in seguito tenere concretamente i corsi», sottolinea Lucia Scrabbi, dell'unità operativa programmazione e sviluppo della Regione Lombardia. Ancora, proprio per colmare la lacuna statististica, il 20 novembre 2009 è stato affidato all'Irer, Istituto regionale di ricerca, l'incarico di effettuare un'indagine sulla presenza nel territorio lombardo di popolazione a rischio in relazione alla salute sessuale e riproduttiva e alle mutilazioni genitali femminili. «La ricerca, che durerà un anno, non è per nulla facile - ammette ancora Scrabbi -. Si lavorerà su un campione diversificato, in ogni provincia lombarda, con l'obiettivo di capire l'entità del fenomeno». IN ATTESA dei risultati dell'indagine, il dato certo, in provincia di Brescia è il numero delle donne provenienti dai Paesi in cui le mutilazioni genitali sono massicciamente praticate; solo nel capoluogo, i dati relativi al 2008 dell'Ufficio statistiche del Comune - quindi riferiti solo alle immigrate «regolari» - stimano 639 donne dall'Egitto, 255 dalla Nigeria, 228 dal Senegal, 27 Somalia, 26 Etipopia, 13 Mali, 7 Eritrea e 6 Sierra Leone. In totale, quindi, 1.201 donne che potrebbero aver subito mutilazioni. A livello provinciale le cifre ovviamente si moltiplicano. «HO VISTO numerose donne mutilate nei miei anni di lavoro, la prima dieci anni fa durante un parto, e da allora presto attenzione nelle visite o nelle altre occasioni mediche - rivela Donatella Albini -. L'infibulazione è la pratica che ho visto meno, in 12 casi». La legge 7 è un primo passo che ha permesso l'avvio di alcune azioni, come il gruppo di studio regionale, e l'attivazione di un corso obbligatorio sulla salute riproduttiva e sessuale della donna migrante tenuto alla Scuola di specialità di medicina dell'Università degli studi di Brescia dalla dottoressa Francesca Ramazzotto: il primo corso è stato nell'anno accademico 2008/2009, il secondo è in via di svolgimento. DALLA SCUOLA di Brescia escono operatori sanitari con una preparazione specifica, che possono così rappresentare, senza clamori e nell'anonimato del lavoro quotidiano, un passo in avanti nella lotta contro questa violenza, nonché uno stimolo per sollecitare la città, magari per iniziativa della stessa amministrazione, a farsi promotrice di momenti di informazione e riflessione pubblici, fors'anche in occasione dell'otto marzo. Potrebbe servire come stimolo e incoraggiamento la scelta di una paziente della ginecologa Albini proveniente dalla Sierra Leone, con mutilazioni genitali, che alla dottoressa ha garantito: «La mia bambina è nata in Italia, è italiana, quindi non la faccio tagliare».
Irene Panighetti (www.bresciaoggi.it)
| inviato da federicamancinelli il 28/1/2010 alle 8:57 | |
|
|
22 dicembre 2009
AUGURI DAL PADRE DELLA LEGGE
Carissime Donne, ovunque Voi siate,
come ogni anno, ho il piacere di formularVi, tramite questo sito, i miei più affettuosi Auguri per un Natale di Pace ed un 2010 pieno di gioia e serenità.
L’anno che sta finendo ha visto tante vittorie, in Italia e nel mondo, sul fronte della salvaguardia dei Diritti Umani e, in particolare, della prevenzione e repressione del crimine delle mutilazioni genitali femminili.
In Italia – in particolare – tutti abbiamo ora a disposizione un Numero verde di aiuto ed assistenza - come previsto dalla mia Legge e pubblicato in questo blog - affinché nessuno si senta più solo: Donne, Operatori sociali e sanitari, Cittadine e Cittadini.
Con la Speranza che nel 2010 possiamo, tutti insieme, fare molto di più - nella prevenzione, nella protezione, nell’assistenza alle vittime, nella repressione dei colpevoli - Vi rinnovo la mia vicinanza, politica e umana, ed auguro in particolare a Voi e alle Vostre famiglie un Anno di serenità e di Pace.
Buon Natale e Buon Anno
Giuseppe Consolo
| inviato da federicamancinelli il 22/12/2009 alle 7:42 | |
|
|
11 dicembre 2009
DAL PADRE DELLA LEGGE
CONSOLO (PDL), DIFENDERE I DIRITTI DELLE BAMBINE NON SOLO SULLA CARTA
"Oggi, 10 Dicembre, Giornata Mondiale per i Diritti Umani, vogliamo ricordare ancora una volta i Diritti di tutti, specialmente dei più deboli e degli indifesi". E’ quanto dichiara in una nota l'on. Giuseppe Consolo (PdL), Vice Presidente della Giunta per le Autorizzazioni a procedere di Montecitorio e padre della ‘Legge Consolo’ sulle mutilazioni genitali femminili.
"In particolare - prosegue Consolo - mi piace ricordare un Documento spesso dimenticato o, peggio, ignorato dai più: la "Carta dei diritti della bambina", presentata ed approvata al IX Congresso della Federazione Europea BPW (Business Professional Women) tenutosi a Reykjavik (Islanda) nell’Agosto del 1997, organizzato dall’International Federation of Business and Professional Women, ONG che collabora con le Nazioni Unite. E' un Documento molto importante che ‘volge al femminile’ i principali Diritti sanciti. nella Convenzione Internazionale del 1989 sui Diritti del Fanciullo".
"Questo Documento insieme a molti altri – rimarca Consolo - sono atti regionali, non vincolanti, ma che hanno una potente portata sul piano dell'educazione, della formazione culturale, della prevenzione. Molto è stato fatto (ringrazio ancora il governo di aver dato attuazione a diverse disposizioni contenute nella mia Legge per la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile), moltissimo resta ancora da fare.
Nel nostro lavoro comune e futuro prendiamo allora spunto dal Principio iniziale e dall'Art. 1 del suddetto Documento: "Ogni bambina che cresce in Europa deve avere il diritto (...) di essere trattata con rispetto e giustizia dalla famiglia, dalle istituzioni educative e formative, dai datori di lavoro, dai servizi sanitari e dalla comunità". Assumiamoci tutti - conclude Consolo - le nostre responsabilità comuni: in Italia e in Europa doveri e diritti marciano insieme".
(a cura dell'Ufficio Stampa dell'On. Giuseppe Consolo)
| inviato da federicamancinelli il 11/12/2009 alle 8:4 | |
|
|
25 novembre 2009
25 NOVEMBRE - GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
CONSOLO (PDL): RINNOVARE OGNI SFORZO PER COMBATTERE LA PIAGA DELLA VIOLENZA SULLE DONNE
"Oggi, nella Giornata Internazionale dedicata alla lotta per prevenire e combattere la violenza contro le Donne, non possiamo che rinnovare il nostro auspicio e il nostro impegno sociale e politico a reprimere questa gravissima piaga". Lo dichiara in una nota l'on. Giuseppe Consolo (PdL), padre della Legge Consolo per la prevenzione e il divieto delle mutilazioni genitali femminili.
"Ogni giorno - prosegue Consolo - decine di migliaia di donne nel mondo, specialmente nei Paesi più poveri e non ancora sviluppati, subiscono ogni sorta di violenza. Le mutilazioni genitali femminili, oggetto della mia Legge, sono un tipico e tragico esempio dello spregio continuo che, anche nel nostro Paese, viene perpetrato ogni giorno sul corpo e nell'anima delle donne".
"Mettiamo in campo ogni mezzo, come bene sta facendo il nostro governo nazionale - conclude Consolo - per reprimere i delitti di genere e per creare una nuova Cultura del rispetto: un crimine contro una donna è un crimine contro tutta l'umanità".
| inviato da federicamancinelli il 25/11/2009 alle 7:53 | |
|
|
10 novembre 2009
DAL PADRE DELLA LEGGE
09/11/2009 - 21.22
VIOLENZA SULLE DONNE: CONSOLO (PDL), SODDISFAZIONE PER NUMERO VERDE
(IRIS) - ROMA, 9 NOV - "E' con viva soddisfazione che ringrazio il Ministro Mara Carfagna per aver finalmente dato applicazione all'Art. 5 della Legge Consolo istituendo un Numero Verde (al quale risponderanno direttamente le Forze di Polizia) per aiutare in concreto tutte le vittime delle mutilazioni genitali femminili". E' quanto dichiara a margine della Conferenza Stampa del Ministro per le Pari Opportunita', Giuseppe Consolo, deputato del Pdl e 'padre' della Legge contro le Mutilazioni Genitali Femminili.
"In questi quasi quattro anni di applicazione della Legge - spiega Consolo - molti passi sono stati fatti nella direzione della prevenzione e della contemporanea repressione di quello che altro non e' che un grave crimine contro tutta l'umanità".
"Ancora una volta - conclude l'esponente del Pdl - la sinergia tra le forze dell'Esecutivo e del Parlamento produce un ottimo risultato in termini di aiuto fattivo e concreto nei confronti di tutte quelle bambine e quelle donne che ancora, specialmente nel nostro Paese, e nonostante la mia legge, subiscono questo orribile delitto contro la persona e contro tutta la società".
| inviato da federicamancinelli il 10/11/2009 alle 8:10 | |
|
|
9 novembre 2009
AI SENSI DELL'ART. 5 DELLA LEGGE CONSOLO
AL VIA NUMERO VERDE CONTRO MUTILAZIONI GENITALI E' L'800 300 558 AL QUALE RISPONDERANNO LE FORZE DI POLIZIA
Roma, 9 nov. (Adnkronos) - "Da oggi, grazie al preziosissimo lavoro che svolgeranno le Forze di Polizia chiamate a rispondere al numero verde 800 300 558, gli immigrati residenti in Italia avranno a disposizione uno strumento in piu' per chiedere aiuto, informarsi e denunciare eventuali abusi. Uno strumento che vuole essere a disposizione anche delle stesse bambine o adolescenti vittime di mutilazioni genitali femminili o che corrono il rischio di essere sottoposte a questa vera e propria menomazione del corpo e della psiche". Lo annuncia il ministro per le Pari Opportunita', Mara Carfagna.
"La violenza che questo numero e' chiamato a contrastare, infatti, -aggiunge la Carfagna- rappresenta una barbarie, una tortura inaccettabile, una gravissima violazione del diritto all'integrita' fisica delle donne e delle bambine. E' un fenomeno culturale presente anche nel nostro Paese, da molti ancora ignorato, che rovina una vita intera e che stiamo combattendo con forza in molti modi: finanziando progetti di contrasto e sensibilizzazione, mandando in onda uno spot rivolto principalmente ai genitori immigrati ed ora anche attivando un numero di assistenza telefonica".
| inviato da federicamancinelli il 9/11/2009 alle 14:1 | |
|
|
20 ottobre 2009
A GENOVA
| MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI AL CENTRO DI UN CONVEGNO |
 |
|
|
|
|
GENOVA.Le necessità di accoglienza e assistenza delle donne sottoposte a pratiche escissorie sono l’oggetto del corso di formazione “Le mutilazioni genitali femminili: conoscere per accogliere e prevenire”, in programma il prossimo 23 ottobre 2009 presso l’Istituto Tecnico Nautico San Giorgio, promosso da Regione Liguria e organizzato dall’Unità Operativa Consultoriale di ASL3 Genovese. L’evento formativo, che si inserisce in un più ampio progetto di cui ASL3 è capofila a livello regionale, nasce dall’esigenza di diffondere le linee guida definite dalle legge n. 7 del 9/1/2006 (la Legge Consolo, N.d.R.) in tema di mutilazioni genitali femminili. Tali linee guida, oltre ad introdurre la tematica, illustrando motivazioni e caratteristiche del fenomeno in Italia, contengono indicazioni affinché gli operatori sanitari e socio-culturali possano affrontare correttamente queste problematiche nell’esercizio della loro professione: si tratta di un forte invito al Sistema sanitario ad adeguare le proprie conoscenze e le modalità di cura, per rispondere in modo adeguato ed efficace alla domanda di salute proveniente da una specifica fascia di popolazione immigrata. Nel corso dell’evento, cui interverranno i principali esperti del settore oltre al Direttore Generale di ASL3 Renata Canini e gli assessori regionali Claudio Montaldo, Maria Bianca Berruti e Giovanni Enrico Vesco, saranno presi in esame numerosi temi: dagli aspetti epidemiologici dell’immigrazione all’assistenza ostetrico-ginecologica alle donne straniere, dalle strategie comunicative e per la prevenzione agli aspetti sociologici e antropologici connessi alle mutilazioni genitali. “Questo Convegno”, spiega la dottoressa Angela Grondona, Direttore dell’Unità Operativa Assistenza Consultoriale di ASL3, “vuole contribuire a colmare i vuoti di conoscenza rispetto alle pratiche tradizionali di mutilazioni genitali femminili, di cui molte donne immigrate che vivono in Italia portano nel corpo e nella mente segni incancellabili e conseguenze dolorose”. Obiettivi prioritari sono quelli di promuovere una riflessione in Liguria sull’assistenza sanitaria alle popolazioni straniere. con particolare attenzione alla salute materno-infantile, e puntare alla realizzazione di un gruppo regionale che si occupi specificamente di questa tematica. Nell’Unità Operativa Assistenza Consultoriale di ASL 3 da molti anni la dott.ssa Simonetta Scarsi, pediatra, si occupa di cura ed assistenza delle donne e dei bambini stranieri ed ha elaborato un progetto che, con l’approvazione dell’Agenzia Regionale, porterà alla prossima apertura di un ambulatorio pediatrico dedicato, all’interno dell’attività consultoriale.
|
| inviato da federicamancinelli il 20/10/2009 alle 8:22 | |
|
|
13 ottobre 2009
DAL PADRE DELLA LEGGE
CONSOLO A CARFAGNA, OLTRE A DIVIETO BURQA CAMPAGNA FORTE PER COMBATTERE INFIBULAZIONE
SENSIBIIZZARE OPINIONE PUBBLICA E GIOVANI A LOTTARE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI
"Il ministro Carfagna, che assai opportunamente si sta occupando del problema del burqa nelle scuole, non dimentichi il problema dell'infibulazione, un problema solo arginato nei suoi aspetti numerici dalla legge Consolo, del 9 gennaio 2006, della quale sono primo firmatario e che porta appunto il mio nome. Una tragica problematica che vede purtroppo protagonistte 130 milioni di bambine nel mondo, quarantamila solo in Italia, dove, nonostante la mia legge, 16 bambine tra i quattro ed gli otto anni vengono ogni giorno infibulate, per un totale di 6.000 bambine l'anno e ciò sulla base di una motivazione reale che non proviene da alcun tipo di giustificazione religiosa ma solo da una forma di controllo sulla donna". E’ l’
invito che il deputato del Pdl Giuseppe Consolo, padre della legge contro le mutilazioni genitali femminili e la terribile pratica dell’infulazione, lancia al Ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna.
‘’Fa bene il Ministro Carfagna, che sta operando egregiamente, ad occuparsi ripeto del Burqa, ma tenga soprattutto presente che, secondo i dati dell’
Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) - rimarca Consolo - l’Infibulazione e le altre pratiche di mutilazioni sessuali, che costituiscono un ultimo retaggio di una tradizione tribale, riguardano ben 130 milioni di donne ed ogni anno 2 milioni di bambine rischiano la stessa sorte. E’ perciò opportuno lanciare una forte campagna contro l’infibulazione, coinvolgendo anche la scuola e il dicastero del Ministro Gelmini. Una rete di interventi che sensibilizzi l’opinione pubblica e soprattutto educhi le nuove generazioni a dire no a questi veri e propri atti contro l’umanità e le donne in particolare’’.
| inviato da federicamancinelli il 13/10/2009 alle 14:53 | |
|
|
13 ottobre 2009
DALL'ON. ANTONIO MAZZOCCHI
| BURQA: MAZZOCCHI (PDL), BENE CARFAGNA MA VERA VIOLENZA E' INFIBULAZIONE |
| |
|
(ASCA) - Roma, 12 ott - ''Il Ministro Carfagna sta affrontando in questo momento la tematica del burqa nelle scuole. Vogliamo ricordargli una forma di violenza alle bambine che fa meno clamore e si chiama infibulazione. Ogni anno in Italia si stima che un migliaio di figlie di immigrati tra i 5 e i 12 anni vengano sottoposte a questa barbarie. Auspichiamo che in questa conferenza tra i ministri dell'Istruzione, delle Pari Opportunita' e dell'Interno si possa affrontare questa tematica al fine di lavorare per una vera integrazione nel Paese e per una cessazione di queste violenze sui minori''.
Con queste parole l'On.Antonio Mazzocchi, deputato del Popolo della Liberta' e Presidente dei Cristiano Riformisti, ha commentato in una nota la dichiarazione del Ministro Carfagna sul burqa.
''Quando parliamo di violenza e sottomissione della donna, non possiamo non parlare del fenomeno dell'infibulazione che, oltre ad una violenza morale, e' causa diretta di una menomazione fisica. Per questo nei giorni scorsi abbiamo avviato una campagna di stampa, proprio perche' ci sono argomenti che fanno meno rumore e non godono della stessa cassa di risonanza del dibattito sul burqua''.
res-mpd/sam/ss |
| inviato da federicamancinelli il 13/10/2009 alle 8:27 | |
|
|
|
|
|
|