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LaLeggeConsolo
Per le Donne, per la Giustizia
29 aprile 2012
REGNO UNITO
UK e mutilazioni genitali: 100 mila donne ancora vittime della pratica


Dal dossier a cura di Gahama Justine:

http://www.fides.org/ita/dossier/2005/sonoafricana_1p05.html

Amina: «Fu mio padre a decidere la mutilazione mia e di mia sorella Mariam, quando avevamo 12 e 10 anni. Ci legarono i polsi e le caviglie. Abbiamo sentito la lama, poi un impasto appiccicoso, tuorlo d’uovo e farina, per fermare l’ emorragia…Un lenzuolo tagliato a strisce ci immobilizzò per giorni dalla vita alle ginocchia. Due anni dopo venni data in sposa ad un uomo più anziano, che riuscì a stento a mettermi incinta. Il bambino nacque morto: l’ utero era troppo infiammato a causa dell’infibulazione.Venni ripudiata…».

Anab: «C’erano le altre a ricordarmelo: “Non toccare i nostri capelli sei impura”- “Non sollevare la gonna, devi solo vergognarti”. Avevo sette anni, guardavo le amiche e mi sentivo esclusa. Un giorno non ne potei più. Presi una lametta, andai in un posto isolato, e tentai di mutilarmi da sola… Il sangue cominciò a scorrere, ebbi paura e corsi da mia zia, la quale decise che era arrivato il momento. Dovevo essere infibulata. Eravamo in otto: a me, che ero la più piccola, toccò per prima. Mi dibattei a lungo durante l’operazione,ma mani di donne grandi e forti mi tenevano saldamente. Gridai con tutta la mia voce…».

Troppo poche le due testimonianze riportate se messe a paragone con i numeri delle donne che hanno subito la brutale pratica dell’infibulazione: 130 milioni di corpi straziati tra cui 3 milioni interessano bambine che non superano gli 8 anni d’età.

Non è possibile avvicinarsi neppure con l’immaginazione al dolore fisico che sono costrette a subire tante donne al mondo ogni anno e per chi non ha vissuto tali esperienze la voce di Anab la si sente troppo lontana.

Si va avanti per testimonianze, stime e cifre ma l’abuso che si subisce nel momento della mutilazione genitale squarcia la sola anima della donna violata, a noi restano le lacrime scaturite dal ricordo di quei giorni e la voglia di contribuire ad arrestare tutto ciò.

Quando si parla di infibulazione, il pensiero approda subito negli arretrati paesi dell’Africa sub-sahariana e a quelle lame arrugginite. Non a caso 28 paesi praticano ancora e giornalmente una simile bestialità in nome di un onore che rimane sterile e abusata parola al vento. Che la donna in questi paesi “vanti” un’impressionante subordinazione al genere maschile è evidente: venduta, comprata, mutilata, bestia da macello, essere del quale si apprezza la sola possibilità di mettere materialmente al mondo dei figli. La donna è oggetto, come un vestito o uno straccio inanimato eppure riesce a provare dolore e a sentirsi colpevole di non aver subito ancora l’infibulazione come testimonia Anab. La ragazza “impura” non ancora infibulata, provava addirittura vergogna a causa di una cultura esasperante rea di inculcare innocenti colpe fantasma.

Una donna non deve sentirsi impura se non le è stata cucita la vagina, se non l’hanno privata della sua sessualità; eppure usanze vecchie, stagnanti e prive di senso morale e fisico procurano il senso di colpa tanto da portate (nei casi estremi) all’auto-infibulazione.

Se fino a questo momento si è avuta la percezione di sapere tutto sull’infibulazione, il Sundey Times informa che in Gran Bretagna, la mutilazione genitale femminile miete vittime pari a 100 mila donne tra cui bambine di soli dieci anni. I “macellai” responsabili interesserebbero una fetta di quelli che vengono definiti “medici”.

Il peggio dunque pare non avere mai fine considerando che questi crimini vengono trattati con sufficienza a detta di Waris Dirie; vittima dell’infibulazione e attualmente ambasciatrice delle Nazioni Unite per l’abolizione delle mutilazioni genitali.

Una realtà del genere specie in Gran Bretagna è spaventosamente inaccettabile. Anche se propone una nota multiculturalità, a scanso di culture, credo religiosi ed etnie, non è pensabile che mentre maneggiamo il nostro iPad, qualche donna in qualche altra parte del mondo sta tremando di terrore.

La mutilazione femminile, è un crimine; sottovalutato perchè purtroppo ancora è saldamente radicato nelle menti delle persone ed estirpare determinate usanze è difficile. Minare le antiche basi di una cultura che vedeva e vede tutt’ora l’infibulazione come una pratica “onorevole”, anche se sembra assurdo, è complicato e presuppone un’apertura mentale libera da ignoranze e che dovrebbe partire dalle donne stesse.

(www.controcampus.it)




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22 aprile 2012
IN IRAQ
Iraq, nel Kurdistan l'educazione vince sulle mutilazioni

Il primo villaggio iracheno disposto a rinunciare alle mutilazioni è Toutakhel, che in cambio chiede "garanzie per l'educazione dei propri figli”. E intanto, un recente studio dell'European journal of psichiatry conferma che questa violenta pratica causa gravi patologie psicologiche.

 

 di Angela Zurzolo

“Le madri e le sorelle di più della metà del partito sono state mutilate. Ciò significa che voi insultate vostra nonna e le vostre stesse madri. Le accusate di ignoranza. Disonorate i vostri nonni morti e bruciate la loro bara”. Così, a giugno il Mullah Ismael Sosaae cercava di impedire che il Parlamento approvasse la legge sulla violenza domestica, che ha di fatto messo al bando le mutilazioni genitali femminili.

Indignato, in un video, l'uomo spiegava: “L'Imam Shafi, (la maggior parte dei curdi iracheni seguono  questa scuola) dice che la circoncisione è cosa buona! Non seguite questa confessione? E il presidente del governo regionale curdo?”.

Bene,“l'Imam Shafi sostiene che la mutilazione genitale femminile è un obbligo e che le donne debbano essere circoncise”.

La campagna contro le mutilazioni genitali femminili nel Kurdistan iracheno è stata duramente messa alla prova da queste affermazioni. Ma ci sono stati anche molti mullah che le hanno contraddette. E alla fine la legge ha dato ragione agli attivisti.

Ciononostante il fenomeno è ancora dilagante.

E intanto, L'European journal of psichiatry ha pubblicato i risultati di uno studio che conferma la presenza diffusa di patologie psicologiche tra coloro che hanno subito la mutilazione.

Il 44% delle ragazze curde intervistate soffre di un disturbo post-traumatico da stress, il 33,6% di problemi depressivi, il 45,6% di ansia e il 36,7% di altri sintomi somatici.

“Tutte le ragazze mutilate ricordano il giorno della loro circoncisione con terrore”. Circa il 78% di esse si è detta “inerme” e ha “descritto sensazioni di intensa paura, orrore, e dolore acuto”. Impossibile quindi invocare il relativismo culturale.

 

IL PRIMO VILLAGGIO 'LIBERO' DALLE MUTILAZIONI

 

Si chiama Toutakhel ed è il primo villaggio del nord del Kurdistan iracheno ad aver detto 'no' alle mutilazioni.

Formato da quindici famiglie e 112 abitanti, rappresenta la prima vera vittoria della campagna “Stop FGM in Kurdistan”, supportata dalle ong Wadi e Hivos, e dal dipartimento di Stato americano.

Un mese prima di aver accettato di fermare la pratica, dieci giovani erano state mutilate.

Gli abitanti di Toutakhel hanno però chiesto qualcosa in cambio: “Senza educazione non siamo niente. Preferiremmo morire piuttosto che lasciare i nostri figli senza educazione”, hanno detto.

Fino a qualche tempo fa i bambini del villaggio erano costretti ad andare a scuola in una capanna di fango, che ospitava un asinello. Poi, nel 2012, è stato costruito un edificio di mattoni, privo però di elettricità, acqua e riscaldamento. Un mese fa, in seguito all'accordo, sono arrivate nel villaggio due roulotte da adibire ad aule.

(www.osservatorioIraq.it)
26 marzo 2012




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21 aprile 2012
L'8 APRILE A BRINDISI
Rischia l'infibulazione bimba di un anno salvata dai brindisini

BRINDISI – Fatima ha un anno e tre mesi, è bellissima, ha un sorriso che le regala due fossette sulle guance e da qualche giorno alla sua gioia di piccola che si affaccia incuriosita al mondo si è unita quella della giovane mamma che ha la certezza di non dover tornare in Senegal. Perché lì, nel Paese d’origine, la piccola avrebbe subito l’infibulazione. E se è stata salvata dalla pratica tanto violenta quanto incomprensibile è un miracolo.

Un miracolo tutto brindisino, affidato a un gruppo di angeli che si sono spesi giorno dopo giorno negli ultimi mesi, arrivando ad ottenere la pronuncia della Corte d’Appello di Lecce sul decreto di espulsione conseguente alla scadenza del visto turistico con cui la madre della piccola, tre anni fa, era scesa da un treno arrivando in un comune della provincia.

(www.senzacolonne.it)




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16 marzo 2012
DALL'EUROPA

UE FINANZIA PROGRAMMA CONTRO L'INFIBULAZIONE

(AGIAFRO) - Dakar, 14 mar. - L'Unione europea ha concesso un finanziamento di 3,9 milioni di euro per la realizzazione di un programma per lo sradicamento della pratica dell'infibulazione in Africa. Il programma sara' gestito in loco dall'Unicef e punta, a quanto riferiscono fonti della rappresentanza dell'Unione a Dakar, a "far evolvere i costumi e la mentalita' in migliaia di famiglie del continente, specialmente quelle delle zone remote e depresse".

"Grazie all'istruzione e a una capillare azione di sensibilizzazione attuate negli ultimi anni", fanno sapere le fonti, "le ragazze di migliaia di villaggi di Egitto, Eritrea, Etiopia, Senegal e Sudan non sono piu' sottoposte a tale pratica". Progressi definiti "significativi" sono stati registrati in particolare nel Senegal, dove il 28 per cento delle donne di eta' compresa tra i 15 e i 49 anni hanno subito mutilazioni genitali.




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8 marzo 2012
GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

8 Marzo: Consolo (Fli), guardia alta contro mutilazioni genitali e violenza a donne

 

"Il miglior modo per celebrare la festa delle donne è rinnovare la battaglia per i loro diritti. Occorre impedire che pratiche come la mutilazione genitale femminile abbiano a verificarsi in un Paese civile. Non basta ricordare dati e statistiche né è tempo di abbandonarsi alla retorica: ogni violenza alle donne va combattuta con energia e applicando la legge.

Guardia alta contro le discriminazioni ed azione concreta per la giustizia sociale e la qualità di vita sono le ragioni e le frontiere di un impegno che deve continuare ogni giorno. E' questa la mimosa che conta".

Cosi' Giuseppe Consolo, deputato di Fli e padre della Legge Consolo contro le mutilazioni genitali femminili.

 




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1 marzo 2012
DA NEW YORK

L’Italia all’Onu: fermate
le mutilazioni genitali

 

Bambine del Kenya. Il fenomeno della mutilazione genitale è diffuso soprattutto nell’Africa più povera dove da anni diverse ong cercano di combattere la pratica.

Il ministro Fornero al Palazzo
di Vetro: risoluzione entro l’anno

PAOLO MASTROLILLI
 
inviato a new york

Martedì sera l’Assemblea Generale dell’Onu si è alzata in piedi, per cantare e ballare. Il «parlamento del mondo» si è preso un’ora di intervallo per ascoltare la voce di Angélique Kidjo, la cantante del Benin vincitrice del premio Grammy. Ma la ragione di questa iniziativa, presa dall’Italia, era seria e per nulla allegra: mettere fine alla mutilazione genitale femminile. Angélique, ambasciatore dell’Unicef, è salita sul palco insieme al ministro del Lavoro Elsa Fornero, per scuoterci dall’apatia e spingere l’Assemblea Generale ad approvare una risoluzione che condanni la pratica e porti al suo divieto in tutto il mondo.

I numeri sono impressionanti. Ogni anno circa tre milioni di bambine e ragazze sono vittime della mutilazione genitale: ottomila al giorno. Una marea di esseri umani, che porteranno per tutta la vita i segni di questa inutile superstizione, quando non moriranno per le complicazioni. Per quale motivo? Nessuno, con tutto il rispetto per la cultura e la tradizione dei Paesi dove questa pratica continua da secoli. Non c’è una ragione religiosa, e tanto meno sanitaria, per giustificare questa violazione dei diritti umani. Basta ascoltare la testimonianza di Sarah Dioubate, una ragazza della Guinea: «Un giorno mia zia mi portò ad essere tagliata. Avevo sei anni, ricordo solo il dolore. Ebbi la sensazione che mi veniva rubata qualcosa, per sempre. Qualche anno dopo, una volta cresciuta, chiesi a mia madre perché aveva permesso che subissi questa violenza. Mi rispose che la pressione della società era troppo forte, per opporsi».

Naturalmente l’eliminazione di una pratica del genere non è un risultato che si ottiene schioccando le dita. «E’ molto radicata - spiega Angélique - e bisogna lavorare sulla persuasione per cambiare gli animi. Poi in Africa ci sono parecchie persone che vivono di questo: tagliare le ragazze dà loro un lavoro, se possiamo definirlo così, e uno status nella società. Bisogna offrire alternative, per sradicare la pratica. Però, è ora che gli africani comincino a prendere le decisioni giuste per il loro futuro. Abbiamo le nostre leadership legittime, che devono affrontare i problemi che ci affliggono. A partire dalla povertà, che spesso è l’origine di tutti questi mali. All’Occidente chiediamo di aiutarci, rispettandoci: non venite a dirci cosa dobbiamo fare, perché abbiamo il cervello e lo sappiamo da soli. Sosteneteci nel farlo, però».

Nel 2007 Unfpa e Unicef hanno lanciato un programma in 12 Paesi africani per fermare la mutilazione genitale, attraverso aiuti economici e informazione. Il piano ha dato i primi risultati, visto che circa 8.000 comunità hanno rinunciato alla pratica. Però non basta. Perciò l’Italia ha approfittato dell’incontro annuale della UN Commission on the Status of Women, per spingere la risoluzione all’Assemblea Generale: «E’ realistico sperare - ha detto la Fornero - che sia approvata entro l’anno».

 

(www.lastampa.it)

 




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29 febbraio 2012
DA NEW YORK

Mutilazioni genitali, Fornero: "Impegnati per risoluzione Onu"

NEW YORK, 27 FEB – ''L'Italia sta facendo un ottimo lavoro sulla lotta contro le mutilazioni genitali femminili, rispettando quelli che sono gli affari interni dei Paesi e sui quali non si puo' intervenire in maniera brutale''.

Cosi' si e' espresso il ministro del lavoro e delle pari opportunita', Elsa Fornero, nel corso di una conferenza stampa nella sede della Rappresentanza Italiana all'Onu.

Fornero questa mattina ha partecipato alla riunione di apertura della Commissione sullo Status delle Donne in corso al Palazzo di Vetro, e dopo l'intervento in Assemblea Generale ha iniziato una serie di appuntamenti bilaterali con i colleghi di diversi Paesi membri delle Nazioni Unite. Nel pomeriggio incontrera' anche Michelle Bachelet, direttore esecutivo dell'agenzia Onu per le donne (Un Women). ''Confido che si possa arrivare all'approvazione della risoluzione sulle mutilazioni genitali entro l'anno – ha detto – e l'impegno dell'Italia in questo sara' massimo''.

Il problema colpisce non solo i Paesi poveri, ma anche le comunita' di immigrati negli Stati occidentali. ''E' necessario convincere le persone che si tratta di una pratica barbara e che nessuna tradizione puo' portare a sacrificare una figlia in questa maniera. Per quanto riguarda gli immigrati in Italia la cosa importante e' riuscire a far capire che la mutilazione genitale non puo' essere accettata''.

Per il ministro e' fondamentale anche il tema dell'educazione e della rappresentazione delle donne nei media, nel nostro come negli altri Paesi, per non far apparire le donne ''come oggetti piu' che soggetti autonomi".

 

(www.blitzquotidiano.it)

 

 

 




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29 febbraio 2012
IN ITALIA

MGF, Comune di Torino contro le mutilazioni genitali femminili

MGF, Comune di Torino contro le mutilazioni genitali femminili
Torino - La Città di Torino si schiera fermamente contro le mutilazioni genitali femminili. Nella giornata di ieri il Consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno, prima firmataria Lucia Centillo, che invita il Sindaco e la Giunta a sostenere a livello locale, nazionale e internazionale la campagna per fermare le mutilazioni genitali femminili (Mgf).

Secondo i dati dell’organizzazione mondiale della Sanità sono più di 100 milioni le donne che hanno subito mutilazioni genitali e questa sorte toccherebbe ogni anno a circa due milioni di ragazze.
Le pratiche di mutilazione, escissione, infibulazione, non hanno fondamento religioso e sono diffuse in 40 paesi del mondo, di cui 28 africani, tuttavia la maggioranza delle vittime appartengono a contesti sociali di cultura islamica.
In Italia sarebbero 38.000 le donne e 20.000 le bambine che, in grande maggioranza prima del loro arrivo nel nostro Paese, sono state mutilate. Secondo dati dell’Istat in Piemonte le potenziali vittime di Mgf sono circa 7.000. Nel corso della discussione dell’ordine del giorno in commissione pari opportunità e commissione servizi sociali, col contributo di sanitari esperti, era emersa a seguito di una formazione sanitaria svolta presso l’ospedale Sant’Anna una frequenza significativa di casi a Torino, vittime soprattutto donne nigeriane. Si tende però ad escludere che tali pratiche illegali siano realizzate a Torino.

Con l’Ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio con 33 voti si chiede anche alla Regione Piemonte e al Ministero della salute di istituire procedure di segnalazione anonima e raccolta dati per una miglior conoscenza del problema e di comunicare l’iniziativa all’Onu dove il ministro Elsa Fornero sta portando la proposta italiana di una moratoria mondiale di queste pratiche raccogliendo l’iniziativa del Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, che propugna il bando universale delle Mgf ed nel gennaio scorso ha reso pubblico il rapporto "Ending Female Genital Mutilation".
 
 



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27 febbraio 2012
VERSO LA RISOLUZIONE ONU
INFIBULAZIONE, CONSOLO (FLI): PIENO SOSTEGNO
ALLA RISOLUZIONE ONU,  
BASTA CON  QUESTA ATROCE BARBARIE
 
“Quale padre della legge che porta il mio nome, esprimo pieno e convinto sostegno alla campagna di sensibilizzazione dell’ONU, appoggiata nuovamente proprio in questi giorni dal Governo italiano, una campagna che mira ad una Risoluzione di messa al bando totale delle mutilazioni genitali femminili, praticate ad oggi in decine di Paesi e, purtroppo, ancora in Italia” – è quanto afferma Giuseppe Consolo, Deputato di FLI e padre della legge Consolo del 2006 per la prevenzione e la lotta alle Mutilazioni genitali femminili.
“Il cammino che si percorre da anni, anche in Italia, grazie alla citata legge, strumento necessario, ma non sufficiente per poter difendere le donne da questo abuso – prosegue Consolo - non è facile per ragioni culturali e di tradizioni ormai  cristallizzate nelle varie comunità sociali”.
“Mi auguro che finalmente, grazie a questa iniziativa internazionale a cui prendono parte oggi tutti gli Stati membri dell’ONU – conclude Consolo – possa finalmente concretizzarsi la fine di questa atroce barbarie”.



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20 febbraio 2012
HILLARY CLINTON CONDANNA LE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI

"NON PUO' VALERE LA SCUSA DELLA TRADIZIONE"

In occasione della nona Giornata internazionale di tolleranza zero contro le mutilazioni genitali femminili, il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, è intervenuto per confermare la condanna degli Stati Uniti nei confronti del fenomeno. "Questa è una pratica radicata in molti Paesi, contro la quale dobbiamo impegnarci con tutte le nostre forze" ha detto il segretario di Stato. "Non può valere la scusa della tradizione culturale o dell'affare privato. Si tratta di una pura e semplice violazione di diritti umani".

"La buona notizia è che sono stati fatti progressi, attraverso l'istruzione e la tutela delle donne" ha continuato Clinton, annunciando anche la collaborazione tra il dipartimento di Stato e l'Università di Nairobi, per fondare un centro di ricerca panafricano per combattere la pratica.

Dopo il discorso di Clinton, l'ambasciatore straordinario per gli affari femminili, Melanne Verveer, è intervenuto in veste di moderatrice degli interventi di esperti e attivisti che lavorano per combattere il fenomeno, un'iniziativa che proseguirà tutto il giorno nella sede del dipartimento di Stato, a Washington.

(www.america24.com)

 




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Una società nasce dall’unione di individui che stabiliscono leggi e norme per governare se stessi in relazione agli altri ed ottenere da questi rapporti vantaggi e benefici che non otterrebbero individualmente.
Le Leggi, per loro natura intrinseca, devono seguire il corso dell’evoluzione umana per salvaguardare il diritto di ogni individuo di esercitare i propri diritti all’interno del proprio gruppo sociale.
La legge 7/2006 rappresenta nel panorama normativo italiano ed internazionale un mezzo di difesa e prevenzione.
L’ordinamento giuridico italiano si è dotato di uno strumento non solo repressivo, ma necessario e utile per creare una nuova cutura di diritti, un nuovo modo di entrare nella comunità.
Affinché nel nostro Paese nessuno debba mai più pagare un prezzo per la propria esistenza.


Federica Mancinelli

(Tutti i testi - salvo altra indicazione - sono tratti da "LA LEGGE CONSOLO PER LA PREVENZIONE E IL DIVIETO DELLE PRATICHE DI MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE", Federica Mancinelli, Giugno 2006)




IL CANNOCCHIALE